domenica 1 febbraio 2009




-Cosa pensi del giovane Blues made in Italy? Potrebbe essere considerato un problema di educazione al Blues, spesso ricoducibile a modelli comuni come i soli Clapton e Ford?



R: Diamo tempo ai giovani che partendo da una infautazione per Eric Clapton o Robben Ford possono poi riconoscere un viaggio a ritroso verso le radici. Come di solito accade a tutti, del resto è successo a me scoprendo il British blues, e da questo risalire poi alle origini. L’errore oggettivo che fanno i giovani d’oggi è capire invece nel passato cosa hanno fatto questi artisti, cosa ha dato uno come Eric Clapton e quanta gavetta blues ha fatto un Robben Ford prima di raggiungere il proprio microcosmo. Basterebbe che i giovani andassero a leggere le biografie di questi chitarristi e capire cosa c’è dietro, cosa hanno dato e come sono cresciuti. Andare oltre a quello che sono oggi questi musicisti. Ad esempio basterebbe provare ad ascoltare il primo Peter Green per cogliere come Santana abbia costruito tutta la sua carriera sul suono di Peter Green. Il blues non deve essere un fatto estetico, il blues non è una musica per esteti, il blues è una musica che nasce dall’intimo, dal profondo, da sensazioni, da stimoli derivanti da un animo tormentato, come sostenevano i vecchi maestri di blues, e deve risaltare tutto questo, senza fare nessuna distinzione tra la musica, o meglio la parte suonata, e il testo. C’è gente in giro che interpreta Robert Johnson, per parlare di quelli più abusati, che non sa neanche cosa raccontava. Fate un piccolo sforzo per capire che per il nero è stato sempre più importante il testo, quello che il blues racconta e non l’aspetto estetico. Oggi i giovani tra l’altro hanno la possibilità di trovare i testi su internet, una vera fortuna rispetto ai miei tempi, dove i testi te li dovevi inventare. Il fatto estetico è la negazione del blues.



-L’estetica è curata proprio con il nuovo album “...altra gente,...altro blues”, alludo alla confezione in digipack che presenta colori caldi, solari...e tanta cultura blues.



R: In effetti il blues avrebbe richiesto colori più scuri, quello che tendo a sottolineare ad una figura bianca, Jimmie Rodgers mississippiniano tradizionalmente legato alla country music, ma fondamentale per tutta la musica tradizionale del Sud, e poi c’è l’inserimento di questo diavoletto giovane, che ironizza alla leggenda prevista nel Blues. In tre settimane abbiamo inciso le tracce di questo album e può accadere che lo stesso testo depositato, che non è in realtà mai finito, sia diverso nella parte cantata, durante la sua esecuzione potrebbe esserci stata qualche piccola variante. Il testo per me non risulta mai definitivo, può accadere che mi ritrovo a cambiare un termine in base alle circostanze senza naturalmente mutare il senso del testo, questo in fondo nel rispetto proprio della tradizione, tra i maestri di blues si improvvisava modificando continuamente i propri testi. Abbiamo cercato di spingere e fornire un’ immagine del blues come musica da ballo, di intrattenimento. In fondo anche uno come Robert Johnson intratteneva ed eseguiva anche i brani più commerciali durante le sue esibizioni e solo quando è andato in studio ha registrato il suo grande testamento. Questo per dire che il blues nasce come espressione di uno stato d’animo, ma anche come forma di grande intrattenimento

Nessun commento:

Posta un commento