mercoledì 15 giugno 2016

martedì 14 giugno 2016

martedì 7 giugno 2016

You Need Love e Whole Lotta Love

Whole Lotta Love è una delle più famose canzoni dei Led Zeppelin. Il brano si apriva con il riff più sentito della storia del rock quello di Jimmy Page (1969 Led Zeppelin II).  Non tutti sanno che quel brano è un rifacimento di “You Need Love”,  un blues scritto da Willie Dixon e interpretato da Muddy Waters. 1962 Il 45 originale è nella foto (dalla collezione Bluessuria).
Riguardo alla canzone, e alla conseguente disputa legale sui diritti d'autore, Robert Plant ha dichiarato: « Il riff di Page era il riff di Page. Era lì prima di qualunque altra cosa. Ho solo pensato "Beh, e adesso che faccio?" È stato un colpo di fortuna. Adesso ripagato profumatamente. All'epoca ci furono molte discussioni sul da farsi. Alla fine decidemmo che si trattava di un'influenza così vaga e remota nel tempo (erano già passati 7 anni) che… beh, ti pizzicano solo quando hai successo. Funziona così. »
La canzone contiene frasi di sesso esplicito, essa narra il desiderio di avere un rapporto con una ipotetica ragazza.
È l'unica canzone del gruppo ad essere uscita come singolo nel Regno Unito.
Nel 1966 gli Small Faces registrarono il brano con il titolo You Need Loving inserendola nel loro omonimo album di debutto. Parte del testo della versione dei Led Zeppelin fu tratto dalla canzone di Dixon. Il fraseggio vocale di Plant è particolarmente simile a quello di Steve Marriott nella versione degli Small Faces. Queste similitudini con You Need Love, nel 1985 portarono a una causa legale intentata ai Led Zeppelin, conclusasi con la decisione di un risarcimento in favore di Dixon per un importo imprecisato, anche se il copyright depositato alla ASCAP rimase immutato. Gli Small Faces non furono mai citati in giudizio da Dixon, sebbene You Need Loving sia tuttora accreditata ai soli  Ronnie Lane & Steve Marriott. Robert Plant, grande fan di cantanti blues e soul, ammette regolarmente l'ispirazione avuta da essi (nella foto Willie Dixon, Muddy Waters e Buddy Guy, durante le sessioni di Folksinger)

 


 

sabato 28 maggio 2016

Meschiya Lake and The Little Big Horns "Bad Kids Club"

Potrebbe sembrare di ascoltare la musica dell'oblio tra sonorità prebelliche, atmosfere  ritrovate di un old swing perduto e tra i saloons dei lontani blues di Bessie Smith per intenderci (guarda caso troviamo una rilettura proprio di "L'Ectric Chair Blues").  Siamo invece nel presente con un album "Bad Kids Club",  che esprime una rara freschezza sciolta nel ventunesimo secolo. Americani, molto vicini al sud,  il progetto ha tra gli attori principali Jason Jurzak, bassista e compositore,  e  Meschiya Lake  voce, dinamite sensuale ed espressiva. Proprio intorno al carisma di Meschiya  ruotano le sonorità e le intuizioni dei Little Big Horns che non si risparmiano nulla nelle quattordici tracce del loro nuovo album. Un lavoro da ascoltare e ballare. Bollino Bluessuria al 100%

domenica 22 maggio 2016

The Hateful Eight di Ennio Morricone


Morricone: «Ma quello che mi ha colpito anche è stata la violenza», continua. «Dalla sceneggiatura, potevo capire che ci fossero delle sequenze estremamente brutali, ma necessarie per far capire che lo stesso Tarantino fosse dalla parte delle vittime».
Tarantino ha paragonato la colonna sonora, che sinistramente lascia intuire il cruento atto finale del film, a qualcosa di più adatto a un horror o un film giallo. È un contrasto netto con quello che il regista aveva in mente quando ha scritto il film. «Quentin Tarantino considera questo un western; secondo me non lo è» dice Morricone, aggiungendo che lo vede più come un film di avventura. «Volevo fare qualcosa di completamente diverso da ogni cosa che avessi composto in passato per un western».
«Ha composto la colonna sonora solo leggendo lo script, senza abbinare i pezzi a delle scene specifiche», ha detto Tarantino a Variety. «Era tutta musica d’atmosfera, era quello che pensava andasse bene per il film, che potesse funzionare in momenti diversi, ma niente di specifico. Mi ha dato la colonna sonora e basta. Era mio compito inserirla nei momenti giusti».
Mentre la musica del Maestro per i film di Sergio Leone suona rarefatta, con degli scambi di battute tra ottoni, armoniche e vocalizzi drammatici (Clint Eastwood una volta ha detto che il regista e Morricone hanno insieme “operizzato” il western), il lavoro per The Hateful Eight si evolve in un lussureggiante lavoro orchestrale. Inizia con una Overture, un tocco che ricorda Ben-Hur o Lawrence d’Arabia, e presenta un avvincente, lento crescendo dei temi principali del film, con oboe, campane e archi che si insinuano lentamente. «Non avevo idea che Quentin iniziasse il film in quel modo», racconta ora Morricone. «Gli ho dato cinque tracce adatte e rispetto la sua scelta». L’overture iniziale ha strappato applausi dovunque, prima ancora dell’arrivo della prima parolaccia.
«Sono passati cinquanta, quasi 60 anni, da quando ho iniziato a lavorare con Sergio Leone e nei western del passato», dice Morricone. «Le mie idee musicali sono cambiate. Ho voluto fare qualcosa di completamente diverso da quello che ho fatto prima, non solo con Leone, ma anche con Corbucci e con tutti i registi western con cui ho collaborato. Non è neanche paragonabile».
Far notare questa evoluzione è molto importante per Morricone che, negli ultimi anni, ha spesso diretto orchestre per riprodurre i suoi successi principali. E come in The Hateful Eight, è molto attento a presentare non solo i suoi primi lavori ma anche la sua stessa crescita. «Sono sempre stato molto, molto rigoroso nello scegliere quale musica suonare», dice. «È molto importante presentare al pubblico una combinazione dei temi più famosi, quelli più semplici, assieme ai pezzi più difficili. È importante per la mia dignità come compositore».
E il rispetto per la sua dignità è quello che ha sentito arrivare da Tarantino, la ragione per cui è nata la colonna sonora di The Hateful Eight. «Quando ho incontrato Mr. Tarantino, ho sentito la sua fiducia», dice il Maestro. «La sentivo perché aveva già scelto alcune mie tracce per i suoi film. Era pronto a darmi tutta la libertà di cui avevo bisogno». (estratto da Ennio Morricone racconta la colonna sonora di "The Hateful Eight” di Kory Grow)

martedì 3 maggio 2016