giovedì 6 gennaio 2011

Jerry Lee Lewis: Con Me all'Infermo

Per la precisione era il 7 maggio 2010, mi trovavo Buscemi dischi per la mia pausa pranzo. Raro momento di relax nella routine quotidiana del mio lavoro a Milano. Nel rinomato negozio di dischi (speriamo resista all’avvento del digitale usa e getta) ho incontrato Claudio Gregori, che ignoravo, e che per le circostanze ha mostrato il suo purismo facendo un po’ di spese mirate: il cofanetto di Little Walter “Complete Chess Masters 1950-67” e quello di Buddy Holly “Not Fade Away: Complete Studio” e dell’altro materiale. Qualche battuta sulle scelte e poi abbiamo tirato fuori l’argomentato Jerry Lee Lewis The Killer di cui mi ha consigliato vivamente di leggere la biografia di Nick Tosches – Con Me all’Inferno. Cosa che è accaduta negli utimi tempi e devo ammettere che ne è valsa la pena.
Nell’estate del 1954 iniziò la più grande rivoluzione nella storia del business musicale dopo registrazioni sonore: il rock ‘n’ roll dei bianchi. Ciò che i neri facevano dalla metà degli anni ’40 adesso era stato rimodellato da una manciata di ragazzi bianchi che avevano trascorso la loro gioventù ascoltando quei neri, e che dopo essere caduti sotto l’incantesimo della loro magia l’avevano assimilata. E così adesso avevano dato una nuova forma a quella magia, l’avevano mescolata alla magia bianca creando una cosa mai sentita prima. La chiamarono rock ‘n’ roll, la stessa espressione che i neri usavano da più di un decennio; ma fecero credere ai bianchi che la compravano di essere stati loro a coniarla, così come gi fecero credere di essere stati loro a inventare quella musica. Anche questo avevano imparato da quei neri. Pag. 85

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