giovedì 31 marzo 2011

Cultura: alimentiamo lo spirito...


"E’molto interessante l’indagine Nielsen sull’acquisto e la lettura di libri commissionata dal Centro    per il Libro presieduto da Gian Arturo Ferrari. Il risultato più rilevante è che solo il 33 per cento della popolazione italiana (un cittadino su tre) ha acquistato almeno un libro nell’ultimo trimestre 2010. Si tratta per lo più di donne (54 per cento), di un pubblico che risiede per la maggior parte tra il centro e il Nord Italia e che ha un profilo giovane (tra i 25 e i 34 anni). La libreria resta il canale preferito (65 per cento), mentre un acquirente su dieci si rivolge a internet. In media il cittadino che compra libri ha speso circa 27 euro in tre mesi, cioè 9 euro al mese, per di più nel periodo più propizio per l’editoria, come quello natalizio, in cui il libro è anche regalo. Gli altri non hanno speso niente. Dunque, il cittadino italiano ha sborsato in media, per i libri, 3 euro al mese. Se si va sulla lettura, le cose stanno ancora peggio: le persone che hanno letto almeno un libro in tre mesi sono meno degli acquirenti: in tutto, 16.8 milioni. Altro che crescita o decrescita del Pil, c’è un prodotto interno lordo che procede più lentamente di quello economico ed è quello culturale. Non si potrebbe immaginare niente di più catastrofico per lo sviluppo di un Paese. L’industria editoriale, consegnata nelle mani dei supermanager, non ha dato grandi risultati. O, meglio, se le case editrici stanno economicamente meglio che in passato, il Paese è rimasto culturalmente quello di sempre se non peggio. E se si considera la situazione al sud, la situazione è ancor meno confortante: in Calabria, solo il 6 per cento della popolazione ha acquistato più di tre libri nel periodo preso in considerazione.
Non si fa che parlare di ebook, ma rimane un mercato che non sfiora neanche l’uno per cento del totale. Dunque, in attesa dell’onda digitale eternamente annunciata, parliamo di editoria cartacea.
Un altro dato significativo dell’indagine Nielsen è che i libri nettamente più venduti (20 per cento del totale) sono gialli, polizieschi e thriller: cioè tutta quella massa di titoli che un tempo veniva ignorata dai sondaggi in libreria per il semplice fatto che, venendo considerata paraletteratura, finiva in edicola. Ora è la Letteratura per eccellenza. Lo stesso vale per quel 7 per cento che rientra nella categoria della narrativa rosa o d’amore. Ha ragione Ferrari (intervistato da Simonetta Fiori per la Repubblica)
quando dice che «la base dei lettori italiani è vergognosamente ristretta e nessuno dà un valore sociale al libro». Sarà vero che per migliorare le cose basterebbe che lo Stato investisse 10 milioni l’anno per un quindicennio? Se così fosse, scordiamoci ogni sogno di gloria. Visto che gli investimenti sulla cultura diminuiscono a vista d’occhio. Dice Ferrari che l’unico momento storico in cui lo Stato unitario si è prodigato per allargare la lettura è stato il ventennio fascista: non è un esempio valido, perché
bisogna valutare che tipo di libri promuoveva. Fatto sta che, nel dubbio, la nostra democrazia, a giudicare da tutto, si accontenta di avere cittadini mediamente ignoranti" (Paolo Di Stefano dal Corriere della Sera del 29 marzo).

2 commenti:

  1. Purtroppo è una realtà conclamata che c'è un passivo bisogno di stare davanti la tv senza fare il minimo sforzo e subire quello che ci propinano i media... Che tristezza! Purtroppo si comincia da bambini, ma non tutti i genitori hanno il tempo, la pazienza e la voglia di insegnare l'amore per la lettura ai loro piccoli. Se si è egoisti verso ciò che viene da noi stessi come si può essere generosi verso ciò che non ci appartiene? Ma questa è un'altra storia...

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  2. Internet e tv non aiutano certo. Siamo un Paese sempre più povero.

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