Mi sono rassegnata da tempo al fatto che le persone sono noiose e tendono a parlare di stupidaggini: della pioggia e del sole, del caldo e del freddo, del modo in cui lavano i bicchieri e del tipo di salame preferito. È un peccato, perché ognuno di noi ha una vita interiore ricca e variegata: i sogni, la vita del conscio e del subconscio, i pensieri, i presagi e, cosa ancora più interessante, i nostri lati oscuri. È proprio la paura che questa parte di noi venga fuori a spingerci a parlare del tempo e di sciocchezze simili. Lamentandoci di cose insignificanti, nascondiamo le nostre fantasie insoddisfatte, come l’orgia che non abbiamo mai fatto o il romanzo che non siamo riusciti a scrivere. Con le sue regole, la vita di città ci scivola addosso, offrendoci uno stile di vita stabile e socialmente accettato. La recente condanna dell’opinione pubblica americana nei confronti del senatore John Ensign e del governatore Mark Sanford per la loro vita extraconiugale ci fa capire fino a che punto siamo pronti a criticare i comportamenti che si discostano dalla morale corrente. Ma siamo davvero così? Nei film preferiamo i cattivi e ammiriamo celebrità controverse come Amy Winehouse. Ma non lo ammettiamo. Perché altrimenti dovremmo fare i conti con noi stessi. Così continuiamo a parlare del tempo.
Milana Runjic è una scrittrice croata. Vive a Zagabria, dove ha una piccola casa editrice.